
Nasce Vera Mencikova a Mosca, il 16 febbraio 1906: la madre Olga Illingworth è inglese, il padre František Menčík è cèco. Ha una sorella minore, Olga, nata un anno dopo, che gioca anche lei a scacchi.
Nel 1921, dopo la rivoluzione russa, la famiglia si divide: lei, la madre e la sorella si trasferiscono in Inghilterra, a Hastings; il padre torna in Boemia.
La partita più antica che abbiamo di lei è del 1923, a Hastings: ne aveva diciassette.
Nome di nascita, data, luogo, i genitori e la sorella: voce Vera Menchik, Wikipedia in inglese, che per questi dettagli cita la biografia di Robert B. Tanner, Vera Menchik: A Biography of the First Women's World Chess Champion, 2016, pp. 9 e 19, e la scheda del circolo scacchistico di Hastings scritta da Brian Denman. Date confermate su Wikidata (Q157867). Il 1923 è la data della sua partita più antica nel nostro archivio.Nel 1927 si gioca il primo campionato del mondo femminile della storia: un girone all'italiana con dodici giocatrici da otto paesi europei. Menchik lo vince con dieci e mezzo su undici, concedendo una sola patta, a Edith Michell. Arriva un punto e mezzo davanti alla seconda.
Terrà quel titolo fino alla morte: diciassette anni, il regno più lungo nella storia degli scacchi.
Formula del torneo, punteggio e margine: voce Vera Menchik, Wikipedia in inglese, che cita Tanner 2016, pp. 12 e 222–223, e Jennifer Shahade, Chess Queens, 2022, p. 33.Nel 1929 gioca a Carlsbad fra i più forti del mondo. Arriva ultima, tre punti su ventuno — ma quei tre punti se li prende battendo Albert Becker e Friedrich Sämisch, che sarà fra i primi a ricevere il titolo di Grande Maestro.
La vittoria su Becker ha un retrogusto preciso. Prima, durante il torneo, era stato lui a proporre per scherno che chiunque perdesse con Menchik diventasse socio del «Vera Menchik Club». Perse, e ne fu il primo socio.
Nel nostro archivio quel club si riempie: Max Euwe battuto due volte, Jacques Mieses quattro, George Alan Thomas otto, Sonja Graf dieci, Mir Sultan Khan, Sämisch, Becker e Fred Yates almeno una. La coppa che si dà oggi alla squadra vincitrice dell'olimpiade femminile si chiama Vera Menchik Cup.
Carlsbad 1929, le vittorie su Becker e Sämisch, l'origine del club e la coppa che porta il suo nome: voce Vera Menchik, Wikipedia in inglese (Tanner 2016, pp. 13 e 53–69; Shahade 2022, p. 35). I bilanci con ciascun avversario sono contati sulle partite del nostro archivio.Al quindicesimo turno di quel torneo, Alexander Alekhine — campione del mondo in carica — scrisse di lei una cosa lunga e inequivocabile:
«Dopo quindici turni è certo che è un'eccezione assoluta nel suo sesso. Ha un talento per gli scacchi tale che, con altro lavoro ed esperienza nei tornei, riuscirà certamente a svilupparsi dal suo stadio attuale di giocatrice media in una campionessa internazionale di alta classe. Ha conquistato indiscutibilmente i suoi tre punti contro i maestri forti, ma è poco noto al pubblico che ha anche ottenuto posizioni superiori contro Euwe, Treybal, Colle e il dottor Vidmar. Dal dottor Vidmar è stata battuta solo dopo nove ore di partita. È dovere del mondo degli scacchi concederle ogni possibilità di sviluppo.»
Dello stesso anno è un'altra sua frase, sulla vittoria al primo turno: «È senza dubbio un fenomeno, e la sua vittoria su Yates al primo turno sarà storica.»
Nel 1932, a chi gli chiedeva se esistessero donne che giocassero bene a scacchi, José Raúl Capablanca rispose: «Una. Si chiama Vera Menchik… Ha giocato contro di me ed è molto forte.»
Le due frasi di Alekhine: voce Vera Menchik, Wikipedia in inglese, che cita Tanner 2016, pp. 13 e 59. La risposta di Capablanca del 1932: André Schulz, «Thoughts on International Women's Day: Remembering Vera Menchik», ChessBase, 8 marzo 2022. Di suo, Menchik non ha una voce su Wikiquote: le frasi qui sono di altri su di lei.Il dato che conta è questo: delle sue 473 partite in archivio, 421 sono in tornei che non sono femminili — quasi nove su dieci.
Nel 1929 a Ramsgate fa il suo miglior risultato in un torneo aperto: gioca nella squadra straniera, insieme all'ex campione del mondo Capablanca e al suo vecchio allenatore Géza Maróczy, e chiude a cinque su sette senza perdere, secondo a pari merito. A Hastings 1931/32 batte Max Euwe e Mir Sultan Khan e arriva quinta a pari merito. A Maribor 1934 è terza.
Contro i campioni del mondo, nel nostro archivio, il conto è duro e vale dirlo: con Capablanca dodici partite e dodici sconfitte, con Alekhine nove e nove. Con Euwe, prima che diventasse campione, è due e mezzo a due e mezzo.
Ramsgate 1929, Hastings 1931/32 e Maribor 1934: voce Vera Menchik, Wikipedia in inglese (Tanner 2016). Il conteggio delle 421 partite e i bilanci con Capablanca, Alekhine ed Euwe sono contati sulle partite del nostro archivio.Difende il titolo sette volte e le vince tutte: 1930 ad Amburgo, 1931 a Praga, poi 1933, 1935, 1937 e 1939. Dal 1931 arriva quattro volte di fila a punteggio pieno, una serie di quarantacinque partite.
In tutti i campionati del mondo femminili perse una sola partita: nel 1930 contro Wally Henschel.
Nell'ottobre 1937 sposa Rufus Henry Streatfield Stevenson, dirigente scacchistico: lei ha trentun anni, lui cinquantanove. Diventa Vera Stevenson, ma nei tornei continua a firmarsi col nome di nascita. Lui muore nel febbraio 1943.
Le sette difese, la serie di quattro punteggi pieni, l'unica sconfitta e il matrimonio: voce Vera Menchik, Wikipedia in inglese (Tanner 2016, pp. 223–238).Durante la guerra i campionati del mondo si fermano — l'ultima difesa è del 1939 — ma lei continua a giocare: tornei di circolo a Londra, il campionato del West London, le eliminatorie della federazione del sud-est, simultanee. Le partite più recenti che abbiamo di lei sono di quei mesi, e in una tiene una simultanea con ventidue vittorie, due patte e nessuna sconfitta.
Il 26 giugno 1944 la sua casa in Gauden Road, a sud di Londra, viene centrata in pieno da una delle prime V-1, le bombe volanti tedesche. Muoiono lei, la sorella Olga e la madre: si erano riparate tutte e tre nel seminterrato. Avevano un rifugio in giardino e un altro sotto la stazione di Clapham North, e sopravvissero entrambi — ma non potevano sapere di avere il tempo per raggiungerli.
Aveva trentotto anni ed era campionessa del mondo da diciassette. Nel bombardamento andarono distrutti quasi tutti i suoi documenti, i testi delle partite, gli scritti e i trofei: si salvò solo una medaglia d'oro del 1939, danneggiata.
Data, indirizzo, la V-1, chi morì con lei, i due rifugi e la perdita dei documenti: voce Vera Menchik, Wikipedia in inglese (Tanner 2016), che per la sorella cita anche il registro della Commonwealth War Graves Commission. I tornei del 1944 e il punteggio della simultanea sono dai nomi degli eventi nelle partite del nostro archivio.gm_3h9vDbwi9M7g: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
gm_i5KK1Up1kO0Y: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
gm_u7T0B4nR00N0: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
gm_ITJ1FfJlUp56: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
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gm_yqpfxAQT4t3V: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
Fino al 1939 il campionato del mondo femminile si giocava come torneo e non come match. Nel nostro archivio quelle edizioni sono 44 partite, e il bilancio è questo: 41 vinte, 2 pattate e una sola persa.
L'unica sconfitta è del 1930. Dopo di quella non perse più: 8 su 8 nel 1931, 3 su 3 nel 1933, 3 su 3 nel 1935, 8 su 8 nel 1937. L'edizione di Buenos Aires, nel 1939, è la più lunga che abbiamo: diciannove partite, diciassette vittorie e due patte, 18 su 19. Per le edizioni brevi il nostro archivio è incompleto — tre partite non sono un campionato intero — e quindi questi sono i numeri di quello che abbiamo, non di quello che giocò.
Il contrasto con i gironi aperti agli uomini è la cosa che colpisce di più, perché le cifre si ribaltano nelle stesse stagioni: Carlsbad 1929, 3 punti su 21; Mosca 1935, un punto e mezzo su diciannove; Łódź 1938, 3½ su 15. Su tutto l'archivio le sue partite sono 473, con 178 vittorie e 197 sconfitte: più perse che vinte, perché la gran parte di quelle partite è contro i maestri del suo tempo.
Un dato tecnico la separa da tutti gli altri di queste pagine: soltanto il 20,7 per cento delle sue partite finisce in parità. Nello stesso archivio Tartakower sta al 44 per cento e Teichmann al 41. Il motivo non è lo stile: è la differenza di forza, in un senso o nell'altro, che c'era in quasi ogni partita che giocava.
Tutti i numeri di questa sezione sono contati sul nostro archivio: le 44 partite delle edizioni del mondiale femminile col loro bilancio, i punteggi del 1931, 1933, 1935, 1937 e di Buenos Aires 1939, i tre tornei misti citati, il totale di 473 partite e la percentuale di patte, confrontata con quella di Tartakower e Teichmann sulle loro schede. Per diverse edizioni del mondiale l'archivio ha solo una parte delle partite, e per questo diciamo quante ne abbiamo invece di quante ne giocò. Il nostro archivio contiene anche cinque partite del match con Sonja Graf del 1937, che era un match e non un torneo, e per questo non entrano in questo conto.Nel nostro archivio ci sono 473 partite di Menchik, dal 1923 al 1944, contro 248 avversari diversi. I più frequenti sono George Alan Thomas (22 partite), Capablanca (12), Edward Guthlac Sergeant (12), Sonja Graf (12), Salo Flohr (10), Jacques Mieses (10) e Alekhine (9). Le posizioni qui sotto vengono da queste partite.
Partite, anni, avversari e bilanci sono contati sul nostro archivio. A differenza delle altre schede queste partite non vengono da PGN Mentor, che non ha una raccolta di Menchik: vengono da BritBase, la raccolta di John Saunders (© 1997-2026), costruita con l'aiuto di Brian Denman e Tony Gillam, scaricata dalla copia pubblica dell'Archivio di Internet. Ogni partita porta i tag SourceTitle: BritBase e Source: John Saunders. I movimenti di una partita sono un fatto, non un'opera protetta; la raccolta è un lavoro di quasi trent'anni e si nomina chi l'ha fatto.Dalle sue partite vere. Ogni posizione è un momento di una partita che Vera Menchik ha giocato: sopra la scacchiera sono indicati i due giocatori, il torneo e l'anno. La mossa migliore la individua Stockfish, analizzando la posizione.
Per non svelare la soluzione a chi scorre la pagina. Restano leggibili le prime due file e il resto è coperto da una velatura: la posizione intera si vede aprendo il puzzle.
Sì. Il puzzle si gioca nella pagina di allenamento, dove il risultato entra nella classifica di quel puzzle e sposta il punteggio Elo di chi l'ha giocato. Senza iscrizione non c'è un punteggio da aggiornare.
No. Alcune vengono da partite che ha perso, e in quel caso la mossa da trovare è del suo avversario. Il riquadro lo dice accanto alla scacchiera, prima di aprire il puzzle.
Compare la classifica di quel puzzle e due strade: uscire, che riporta a questa pagina, oppure continuare a giocare, che propone un'altra posizione tratta dalle partite di Vera Menchik.
Sì. Finito il puzzle compaiono tutte le mosse di quella partita, e sono cliccabili: toccandone una la posizione va sulla scacchiera e <b>Stockfish 18</b> la analizza sul momento, nel tuo browser, mostrando le varianti migliori. Si può andare avanti e indietro per tutta la partita.
In questo momento 6. Il numero cresce da sé: un programma analizza l'archivio delle sue partite e aggiunge le posizioni nuove quando ne trova.
Le abbiamo scritte noi. I dati della scheda in breve — date, luoghi, titoli — vengono da Wikidata e da Wikipedia, con la licenza indicata sotto la scheda stessa.