
▶ I video su Aaron Nimzowitsch su ChessTube (2)
Nasce a Riga, nell'Impero russo, il 7 novembre 1886. Il nome si scrive in molti modi — Ārons Ņimcovičs in lettone, Arón Isáevič Nimcóvič in russo — e anche in italiano le fonti si dividono fra Aaron e Aron: Wikidata in italiano e in tedesco scrive Aaron, la voce inglese di Wikipedia Aron. Qui usiamo Aaron, che è anche la forma con cui compare nelle nostre partite.
Gli insegna a giocare il padre, Shaya Abramovich Nimzowitsch, commerciante di legname. La partita più antica che abbiamo di lui è del 1905: ne aveva diciotto.
Data, luogo, le grafie del nome e il padre: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese; date confermate su Wikidata (Q295114), che in italiano e tedesco scrive «Aaron». Il 1905 è la data della sua partita più antica nel nostro archivio.Dopo la rivoluzione resta senza cittadinanza per cinque anni. Nel 1922 si trasferisce a Copenaghen, dove vivrà il resto della vita in una sola stanza in affitto, e diventa cittadino danese. Vince il campionato nordico due volte, nel 1924 e nel 1934.
L'apolidia fra il 1917 e il 1922, il trasferimento, la stanza in affitto e i due campionati nordici: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese, che per la stanza cita The Oxford Companion to Chess, Hooper e Whyld, 1996, p. 272.È il nome più importante degli ipermoderni, e i suoi tre libri sono il motivo: Il mio sistema (1925–1927), Il blocco (1925) e La prassi del mio sistema (1929).
Le idee che ha messo in ordine si usano ancora con le parole che ha dato lui: il controllo del centro con i pezzi invece che con i pedoni, la sovraprotezione, il blocco, la profilassi — la mossa che previene invece di attaccare — e lo sviluppo in fianchetto.
I tre libri con gli anni e l'elenco dei concetti: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese.La sua polemica più lunga e più aspra fu con Siegbert Tarrasch, su che cosa fossero gli scacchi «giusti». Nimzowitsch lo accusava di essere dogmatico; Tarrasch, dalla sua parte, insegnava il controllo del centro coi pedoni e la mossa migliore unica.
Sul campo, nel nostro archivio, la discussione la vinceva lui: undici partite, cinque vittorie, due sconfitte e quattro patte — sette a quattro.
La natura e la durata del conflitto con Tarrasch: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese. Il bilancio delle undici partite è contato sul nostro archivio. La scheda di Siegbert Tarrasch racconta la stessa storia dall'altro lato.Fra la fine degli anni Venti e l'inizio dei Trenta è terzo al mondo, dietro Alekhine e Capablanca, secondo le classifiche retrospettive di Chessmetrics. I suoi primi posti: Copenaghen 1923, Marienbad 1925, Dresda 1926, Hannover 1926 e Carlsbad 1929. A San Remo 1930 arriva secondo, dietro Alekhine.
Tre di quei tornei, nel nostro archivio, sono schiaccianti: a Dresda 1926 fa otto vittorie, nessuna sconfitta e una patta in nove partite; a Hannover dello stesso anno sei vittorie e una patta su sette; a Carlsbad 1929, su ventuno partite, dieci vittorie, dieci patte e una sola sconfitta.
Il terzo posto mondiale 1927–1931 e l'elenco dei primi posti: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese, che cita Chessmetrics. I punteggi di Dresda, Hannover e Carlsbad sono contati sulle partite del nostro archivio, dove quell'ultimo torneo è registrato col nome tedesco, Karlsbad.gm_yFqDbsfaffHN: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
La sua partita più famosa è contro Fritz Sämisch, a Copenaghen nel 1923, e finisce in un modo che non si vede quasi mai. Alla venticinquesima mossa Nimzowitsch gioca h6 — una mossa di pedone, che non minaccia nulla e non prende nulla — e il Bianco abbandona. Non perché abbia perso materiale: perché ogni mossa che può fare peggiora la sua posizione. È lo zugzwang, l'obbligo di muovere quando muovere fa male, e questa partita ne è l'esempio da manuale.
Tre anni dopo, a Dresda 1926, ne fa un'altra sullo stesso tema contro Paul Johner, e la vince.
Che siano queste le due partite dello zugzwang: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese. Entrambe sono nel nostro archivio e le mosse le confermano: Sämisch–Nimzowitsch, Copenaghen 1923, cinquanta mezze mosse, con 25…h6 come ultima e l'abbandono del Bianco; e Johner–Nimzowitsch, Dresda 1926, vinta dal Nero.Non giocò mai un match per il campionato del mondo. Contro i due che gli stavano davanti il conto è netto: con Capablanca, nel nostro archivio, dieci partite e nessuna vittoria — quattro sconfitte e sei patte. Con Alekhine diciannove partite, due vittorie, otto sconfitte e nove patte: le due vittorie sono a Semmering nel 1926 e a New York nel 1927, entrambe col bianco.
Con gli altri grandi del suo tempo invece teneva: Rudolf Spielmann ventotto partite e diciotto a dieci, Savielly Tartakower ventidue e dodici a dieci, Frank Marshall diciannove e dieci a nove.
Che non abbia mai giocato per il titolo: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese, che per i bilanci complessivi dà +0 −5 =6 con Capablanca e +3 −9 =9 con Alekhine. I nostri conti sono un po' più bassi — dieci partite con Capablanca invece di undici, diciannove con Alekhine invece di ventuno — perché il nostro archivio non le ha tutte, e per lo stesso motivo non contiene la vittoria col nero su Alekhine che la fonte colloca nel loro match di Pietroburgo del 1914: delle due che abbiamo, entrambe sono col bianco. La sostanza non cambia: Capablanca non lo batté mai, e con Alekhine era in passivo.Era un uomo difficile, e i colleghi lo raccontavano con affetto esasperato. Savielly Tartakower, che gli giocò contro ventidue volte, disse di lui: «Finge di essere pazzo per far impazzire tutti noi.»
Di suo, documentate, ci sono due frasi. La prima: «La bellezza di una mossa non sta nel suo aspetto, ma nel pensiero che c'è dietro.» La seconda è diventata un modo di dire degli scacchi: «La minaccia è più forte dell'esecuzione.»
Su questa seconda va fatta una distinzione, perché la frase è autentica ma la storia con cui si racconta probabilmente non lo è. Si dice che un avversario avesse posato sul tavolo un sigaro spento, e che lui protestasse con gli arbitri: «Sta minacciando di fumare, e come vecchio giocatore dovete sapere che la minaccia è più forte dell'esecuzione.» Edward Winter, che verifica le citazioni scacchistiche, la considera probabilmente apocrifa. La frase però esiste davvero, e la fonte è la rivista danese Skakbladet del 1933, dove la scrisse a proposito dell'effetto della donna sulla scacchiera.
Che il fumo degli avversari lo infastidisse, questo è documentato.
La frase di Tartakower: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese, che cita Hans Kmoch. «La bellezza di una mossa»: Fred Reinfeld, Nimzovich: The Hypermodern, 1948, via Wikiquote. «La minaccia è più forte dell'esecuzione»: Skakbladet 9, 1933, p. 137, via Wikiquote. Che l'aneddoto del sigaro sia probabilmente apocrifo: Edward Winter, «A Nimzowitsch Story», chesshistory.com, citato dalla stessa voce di Wikipedia.Giocò fino alla fine. Nel 1930 fa il suo anno più forte nel nostro archivio — trentasette partite, ventisei a undici — e arriva secondo a San Remo. Nel 1934, l'ultimo anno pieno, ne gioca ventisei: vince il suo secondo campionato nordico e a Zurigo chiude a nove e sei su quindici. Le partite più recenti che abbiamo di lui sono di quel torneo.
Soffriva di cuore da tempo, ma la morte arrivò inattesa: si ammalò all'improvviso alla fine del 1934, restò a letto tre mesi e morì di polmonite il 16 marzo 1935, a quarantotto anni. È sepolto nel cimitero di Bispebjerg, a Copenaghen.
Le sue idee gli sopravvissero in fretta: fra chi le studiò ci sono Tartakower, Vidmar, Réti e Rubinstein, tutti avversari che ha affrontato più volte.
Il secondo campionato nordico del 1934, la malattia, i tre mesi a letto, la polmonite e la sepoltura: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese, che per la morte cita The Oxford Companion to Chess, 1996, p. 273. I bilanci del 1930 e del 1934 e il punteggio di Zurigo sono contati sulle partite del nostro archivio. L'elenco di chi ne subì l'influenza: la stessa voce di Wikipedia.gm_GmajtxYqvst6: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
gm_lGIscoGzBiZS: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
gm__BNwfc-0vZ0N: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
gm_0pdi1Qwg9ibb: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
gm_jwGxyxCt1qwc: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
gm_GPc0PIuj_VP3: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
gm_UmXs7eu3au7s: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
Nessun luogo torna nella sua carriera come Carlsbad, la città termale boema dove si giocavano i tornei più lunghi d'Europa. Nimzowitsch ci andò quattro volte, e nel nostro archivio quelle quattro edizioni sono 83 partite — più di quante ne abbia giocate in qualunque altra città.
Nel 1907, a vent'anni, chiuse con otto vittorie, tre sconfitte e nove patte su venti. Nel 1911, su venticinque partite, undici, cinque e nove. Nel 1923, dopo gli anni senza cittadinanza, otto, cinque e quattro su diciassette. Nel 1929 arrivò il primo posto, con 15 punti su 21: il dettaglio di quelle ventuno partite è raccontato più sopra. Fra la prima e l'ultima volta erano passati ventidue anni.
L'altro appuntamento che da noi risulta più lungo di tutti è Ostenda 1907, il torneo dei maestri: ventotto partite, quattordici vinte, quattro perse e dieci pattate. È il suo primo grande girone internazionale, e lo giocò a venti anni.
Poi ci sono i quattro campi più forti che ha incontrato — San Sebastián 1912, Baden-Baden 1925, New York 1927 e Bled 1931 — e in nessuno dei quattro il suo nome compare fra i primi posti elencati più sopra. A Bled, la sua ultima grande prova, giocò ventisei partite e ne vinse otto, perdendone sei. Di tutto quello che gli attribuiamo, i gironi da nove partite in su sono 30: quattro sono finiti con la casella delle sconfitte vuota.
Tutti i numeri di questa sezione sono contati sul nostro archivio: le quattro edizioni di Carlsbad con i rispettivi bilanci e il totale di 83 partite, le ventotto di Ostenda 1907, le ventisei di Bled 1931 e il conto di 4 eventi su 30 senza sconfitte, col criterio: eventi di almeno nove partite, esclusi i match, le simultanee, il lampo e il rapid. Il primo posto di Carlsbad 1929 e l'elenco dei suoi primi posti vengono dalla voce Aron Nimzowitsch di Wikipedia in inglese, già citata più sopra; per gli altri tornei di questa sezione quella voce non dà piazzamenti, e per questo qui non ne diamo nessuno — diciamo soltanto che fra i suoi primi posti non compaiono.Nel nostro archivio ci sono 512 partite di Nimzowitsch, dal 1905 al 1934, contro 166 avversari diversi. I più frequenti sono Rudolf Spielmann (28 partite), Savielly Tartakower (22), Akiba Rubinstein (22), Alekhine (19) e Frank Marshall (19). Le posizioni qui sotto vengono da queste partite.
Partite da PGN Mentor. Partite, anni, avversari e bilanci sono contati sul nostro archivio: i 166 avversari sono una cifra esatta, perché qui nessun giocatore compare con due grafie diverse. I movimenti di una partita sono un fatto, non un'opera protetta.Dalle sue partite vere. Ogni posizione è un momento di una partita che Aaron Nimzowitsch ha giocato: sopra la scacchiera sono indicati i due giocatori, il torneo e l'anno. La mossa migliore la individua Stockfish, analizzando la posizione.
Per non svelare la soluzione a chi scorre la pagina. Restano leggibili le prime due file e il resto è coperto da una velatura: la posizione intera si vede aprendo il puzzle.
Sì. Il puzzle si gioca nella pagina di allenamento, dove il risultato entra nella classifica di quel puzzle e sposta il punteggio Elo di chi l'ha giocato. Senza iscrizione non c'è un punteggio da aggiornare.
No. Alcune vengono da partite che ha perso, e in quel caso la mossa da trovare è del suo avversario. Il riquadro lo dice accanto alla scacchiera, prima di aprire il puzzle.
Compare la classifica di quel puzzle e due strade: uscire, che riporta a questa pagina, oppure continuare a giocare, che propone un'altra posizione tratta dalle partite di Aaron Nimzowitsch.
Sì. Finito il puzzle compaiono tutte le mosse di quella partita, e sono cliccabili: toccandone una la posizione va sulla scacchiera e <b>Stockfish 18</b> la analizza sul momento, nel tuo browser, mostrando le varianti migliori. Si può andare avanti e indietro per tutta la partita.
In questo momento 8. Il numero cresce da sé: un programma analizza l'archivio delle sue partite e aggiunge le posizioni nuove quando ne trova.
Le abbiamo scritte noi. I dati della scheda in breve — date, luoghi, titoli — vengono da Wikidata e da Wikipedia, con la licenza indicata sotto la scheda stessa.