← Tutti i campioni
I campioni

Aaron Nimzowitsch

Aaron Nimzowitsch (Ārons Ņimcovičs)
Aaron Nimzowitsch
Foto: autore ignoto, dal frontespizio di «Mein System», 1925 — pubblico dominio, Wikimedia Commons

Origini

Nasce a Riga, nell'Impero russo, il 7 novembre 1886. Il nome si scrive in molti modi — Ārons Ņimcovičs in lettone, Arón Isáevič Nimcóvič in russo — e anche in italiano le fonti si dividono fra Aaron e Aron: Wikidata in italiano e in tedesco scrive Aaron, la voce inglese di Wikipedia Aron. Qui usiamo Aaron, che è anche la forma con cui compare nelle nostre partite.

Gli insegna a giocare il padre, Shaya Abramovich Nimzowitsch, commerciante di legname. La partita più antica che abbiamo di lui è del 1905: ne aveva diciotto.

Data, luogo, le grafie del nome e il padre: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese; date confermate su Wikidata (Q295114), che in italiano e tedesco scrive «Aaron». Il 1905 è la data della sua partita più antica nel nostro archivio.

Da Riga a Copenaghen

Dopo la rivoluzione resta senza cittadinanza per cinque anni. Nel 1922 si trasferisce a Copenaghen, dove vivrà il resto della vita in una sola stanza in affitto, e diventa cittadino danese. Vince il campionato nordico due volte, nel 1924 e nel 1934.

L'apolidia fra il 1917 e il 1922, il trasferimento, la stanza in affitto e i due campionati nordici: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese, che per la stanza cita The Oxford Companion to Chess, Hooper e Whyld, 1996, p. 272.

Il sistema

È il nome più importante degli ipermoderni, e i suoi tre libri sono il motivo: Il mio sistema (1925–1927), Il blocco (1925) e La prassi del mio sistema (1929).

Le idee che ha messo in ordine si usano ancora con le parole che ha dato lui: il controllo del centro con i pezzi invece che con i pedoni, la sovraprotezione, il blocco, la profilassi — la mossa che previene invece di attaccare — e lo sviluppo in fianchetto.

I tre libri con gli anni e l'elenco dei concetti: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese.

Contro Tarrasch

La sua polemica più lunga e più aspra fu con Siegbert Tarrasch, su che cosa fossero gli scacchi «giusti». Nimzowitsch lo accusava di essere dogmatico; Tarrasch, dalla sua parte, insegnava il controllo del centro coi pedoni e la mossa migliore unica.

Sul campo, nel nostro archivio, la discussione la vinceva lui: undici partite, cinque vittorie, due sconfitte e quattro patte — sette a quattro.

La natura e la durata del conflitto con Tarrasch: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese. Il bilancio delle undici partite è contato sul nostro archivio. La scheda di Siegbert Tarrasch racconta la stessa storia dall'altro lato.

Gli anni migliori

Fra la fine degli anni Venti e l'inizio dei Trenta è terzo al mondo, dietro Alekhine e Capablanca, secondo le classifiche retrospettive di Chessmetrics. I suoi primi posti: Copenaghen 1923, Marienbad 1925, Dresda 1926, Hannover 1926 e Carlsbad 1929. A San Remo 1930 arriva secondo, dietro Alekhine.

Tre di quei tornei, nel nostro archivio, sono schiaccianti: a Dresda 1926 fa otto vittorie, nessuna sconfitta e una patta in nove partite; a Hannover dello stesso anno sei vittorie e una patta su sette; a Carlsbad 1929, su ventuno partite, dieci vittorie, dieci patte e una sola sconfitta.

Il terzo posto mondiale 1927–1931 e l'elenco dei primi posti: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese, che cita Chessmetrics. I punteggi di Dresda, Hannover e Carlsbad sono contati sulle partite del nostro archivio, dove quell'ultimo torneo è registrato col nome tedesco, Karlsbad.
♞ Qui andrà la posizione gm_yFqDbsfaffHN: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.

La partita immortale dello zugzwang

La sua partita più famosa è contro Fritz Sämisch, a Copenaghen nel 1923, e finisce in un modo che non si vede quasi mai. Alla venticinquesima mossa Nimzowitsch gioca h6 — una mossa di pedone, che non minaccia nulla e non prende nulla — e il Bianco abbandona. Non perché abbia perso materiale: perché ogni mossa che può fare peggiora la sua posizione. È lo zugzwang, l'obbligo di muovere quando muovere fa male, e questa partita ne è l'esempio da manuale.

Tre anni dopo, a Dresda 1926, ne fa un'altra sullo stesso tema contro Paul Johner, e la vince.

Che siano queste le due partite dello zugzwang: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese. Entrambe sono nel nostro archivio e le mosse le confermano: Sämisch–Nimzowitsch, Copenaghen 1923, cinquanta mezze mosse, con 25…h6 come ultima e l'abbandono del Bianco; e Johner–Nimzowitsch, Dresda 1926, vinta dal Nero.

Mai il titolo mondiale

Non giocò mai un match per il campionato del mondo. Contro i due che gli stavano davanti il conto è netto: con Capablanca, nel nostro archivio, dieci partite e nessuna vittoria — quattro sconfitte e sei patte. Con Alekhine diciannove partite, due vittorie, otto sconfitte e nove patte: le due vittorie sono a Semmering nel 1926 e a New York nel 1927, entrambe col bianco.

Con gli altri grandi del suo tempo invece teneva: Rudolf Spielmann ventotto partite e diciotto a dieci, Savielly Tartakower ventidue e dodici a dieci, Frank Marshall diciannove e dieci a nove.

Che non abbia mai giocato per il titolo: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese, che per i bilanci complessivi dà +0 −5 =6 con Capablanca e +3 −9 =9 con Alekhine. I nostri conti sono un po' più bassi — dieci partite con Capablanca invece di undici, diciannove con Alekhine invece di ventuno — perché il nostro archivio non le ha tutte, e per lo stesso motivo non contiene la vittoria col nero su Alekhine che la fonte colloca nel loro match di Pietroburgo del 1914: delle due che abbiamo, entrambe sono col bianco. La sostanza non cambia: Capablanca non lo batté mai, e con Alekhine era in passivo.

Come lo descrivono

Era un uomo difficile, e i colleghi lo raccontavano con affetto esasperato. Savielly Tartakower, che gli giocò contro ventidue volte, disse di lui: «Finge di essere pazzo per far impazzire tutti noi.»

Di suo, documentate, ci sono due frasi. La prima: «La bellezza di una mossa non sta nel suo aspetto, ma nel pensiero che c'è dietro.» La seconda è diventata un modo di dire degli scacchi: «La minaccia è più forte dell'esecuzione.»

Su questa seconda va fatta una distinzione, perché la frase è autentica ma la storia con cui si racconta probabilmente non lo è. Si dice che un avversario avesse posato sul tavolo un sigaro spento, e che lui protestasse con gli arbitri: «Sta minacciando di fumare, e come vecchio giocatore dovete sapere che la minaccia è più forte dell'esecuzione.» Edward Winter, che verifica le citazioni scacchistiche, la considera probabilmente apocrifa. La frase però esiste davvero, e la fonte è la rivista danese Skakbladet del 1933, dove la scrisse a proposito dell'effetto della donna sulla scacchiera.

Che il fumo degli avversari lo infastidisse, questo è documentato.

La frase di Tartakower: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese, che cita Hans Kmoch. «La bellezza di una mossa»: Fred Reinfeld, Nimzovich: The Hypermodern, 1948, via Wikiquote. «La minaccia è più forte dell'esecuzione»: Skakbladet 9, 1933, p. 137, via Wikiquote. Che l'aneddoto del sigaro sia probabilmente apocrifo: Edward Winter, «A Nimzowitsch Story», chesshistory.com, citato dalla stessa voce di Wikipedia.

Gli ultimi anni, e la fine

Giocò fino alla fine. Nel 1930 fa il suo anno più forte nel nostro archivio — trentasette partite, ventisei a undici — e arriva secondo a San Remo. Nel 1934, l'ultimo anno pieno, ne gioca ventisei: vince il suo secondo campionato nordico e a Zurigo chiude a nove e sei su quindici. Le partite più recenti che abbiamo di lui sono di quel torneo.

Soffriva di cuore da tempo, ma la morte arrivò inattesa: si ammalò all'improvviso alla fine del 1934, restò a letto tre mesi e morì di polmonite il 16 marzo 1935, a quarantotto anni. È sepolto nel cimitero di Bispebjerg, a Copenaghen.

Le sue idee gli sopravvissero in fretta: fra chi le studiò ci sono Tartakower, Vidmar, Réti e Rubinstein, tutti avversari che ha affrontato più volte.

Il secondo campionato nordico del 1934, la malattia, i tre mesi a letto, la polmonite e la sepoltura: voce Aron Nimzowitsch, Wikipedia in inglese, che per la morte cita The Oxford Companion to Chess, 1996, p. 273. I bilanci del 1930 e del 1934 e il punteggio di Zurigo sono contati sulle partite del nostro archivio. L'elenco di chi ne subì l'influenza: la stessa voce di Wikipedia.
♞ Qui andrà la posizione gm_GmajtxYqvst6: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
♞ Qui andrà la posizione gm_lGIscoGzBiZS: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
♞ Qui andrà la posizione gm__BNwfc-0vZ0N: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
♞ Qui andrà la posizione gm_0pdi1Qwg9ibb: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
♞ Qui andrà la posizione gm_jwGxyxCt1qwc: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
♞ Qui andrà la posizione gm_GPc0PIuj_VP3: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.
♞ Qui andrà la posizione gm_UmXs7eu3au7s: scacchiera giocabile, con la partita completa sotto.

Carlsbad, quattro volte in ventidue anni

Nessun luogo torna nella sua carriera come Carlsbad, la città termale boema dove si giocavano i tornei più lunghi d'Europa. Nimzowitsch ci andò quattro volte, e nel nostro archivio quelle quattro edizioni sono 83 partite — più di quante ne abbia giocate in qualunque altra città.

Nel 1907, a vent'anni, chiuse con otto vittorie, tre sconfitte e nove patte su venti. Nel 1911, su venticinque partite, undici, cinque e nove. Nel 1923, dopo gli anni senza cittadinanza, otto, cinque e quattro su diciassette. Nel 1929 arrivò il primo posto, con 15 punti su 21: il dettaglio di quelle ventuno partite è raccontato più sopra. Fra la prima e l'ultima volta erano passati ventidue anni.

L'altro appuntamento che da noi risulta più lungo di tutti è Ostenda 1907, il torneo dei maestri: ventotto partite, quattordici vinte, quattro perse e dieci pattate. È il suo primo grande girone internazionale, e lo giocò a venti anni.

Poi ci sono i quattro campi più forti che ha incontrato — San Sebastián 1912, Baden-Baden 1925, New York 1927 e Bled 1931 — e in nessuno dei quattro il suo nome compare fra i primi posti elencati più sopra. A Bled, la sua ultima grande prova, giocò ventisei partite e ne vinse otto, perdendone sei. Di tutto quello che gli attribuiamo, i gironi da nove partite in su sono 30: quattro sono finiti con la casella delle sconfitte vuota.

Tutti i numeri di questa sezione sono contati sul nostro archivio: le quattro edizioni di Carlsbad con i rispettivi bilanci e il totale di 83 partite, le ventotto di Ostenda 1907, le ventisei di Bled 1931 e il conto di 4 eventi su 30 senza sconfitte, col criterio: eventi di almeno nove partite, esclusi i match, le simultanee, il lampo e il rapid. Il primo posto di Carlsbad 1929 e l'elenco dei suoi primi posti vengono dalla voce Aron Nimzowitsch di Wikipedia in inglese, già citata più sopra; per gli altri tornei di questa sezione quella voce non dà piazzamenti, e per questo qui non ne diamo nessuno — diciamo soltanto che fra i suoi primi posti non compaiono.

Le partite

Nel nostro archivio ci sono 512 partite di Nimzowitsch, dal 1905 al 1934, contro 166 avversari diversi. I più frequenti sono Rudolf Spielmann (28 partite), Savielly Tartakower (22), Akiba Rubinstein (22), Alekhine (19) e Frank Marshall (19). Le posizioni qui sotto vengono da queste partite.

Partite da PGN Mentor. Partite, anni, avversari e bilanci sono contati sul nostro archivio: i 166 avversari sono una cifra esatta, perché qui nessun giocatore compare con due grafie diverse. I movimenti di una partita sono un fatto, non un'opera protetta.

Domande frequenti

Da dove vengono le posizioni di Aaron Nimzowitsch?

Dalle sue partite vere. Ogni posizione è un momento di una partita che Aaron Nimzowitsch ha giocato: sopra la scacchiera sono indicati i due giocatori, il torneo e l'anno. La mossa migliore la individua Stockfish, analizzando la posizione.

Perché la scacchiera è coperta?

Per non svelare la soluzione a chi scorre la pagina. Restano leggibili le prime due file e il resto è coperto da una velatura: la posizione intera si vede aprendo il puzzle.

Serve un account per risolvere i puzzle di Aaron Nimzowitsch?

Sì. Il puzzle si gioca nella pagina di allenamento, dove il risultato entra nella classifica di quel puzzle e sposta il punteggio Elo di chi l'ha giocato. Senza iscrizione non c'è un punteggio da aggiornare.

Le posizioni sono tutte vinte da Aaron Nimzowitsch?

No. Alcune vengono da partite che ha perso, e in quel caso la mossa da trovare è del suo avversario. Il riquadro lo dice accanto alla scacchiera, prima di aprire il puzzle.

Cosa succede dopo aver risolto o sbagliato un puzzle di Aaron Nimzowitsch?

Compare la classifica di quel puzzle e due strade: uscire, che riporta a questa pagina, oppure continuare a giocare, che propone un'altra posizione tratta dalle partite di Aaron Nimzowitsch.

Dopo il puzzle si può vedere la partita intera?

Sì. Finito il puzzle compaiono tutte le mosse di quella partita, e sono cliccabili: toccandone una la posizione va sulla scacchiera e <b>Stockfish 18</b> la analizza sul momento, nel tuo browser, mostrando le varianti migliori. Si può andare avanti e indietro per tutta la partita.

Quante posizioni di Aaron Nimzowitsch ci sono?

In questo momento 8. Il numero cresce da sé: un programma analizza l'archivio delle sue partite e aggiunge le posizioni nuove quando ne trova.

Chi ha scritto le note biografiche?

Le abbiamo scritte noi. I dati della scheda in breve — date, luoghi, titoli — vengono da Wikidata e da Wikipedia, con la licenza indicata sotto la scheda stessa.